Comunicato sullo sgombero della “Schwarze Erle” a Basilea

Tema: Attualità e repressione
Data: 26.08.’17
Tradotto da https://barrikade.info/Statement-zur-Raumung-der-Schwarzen-Erle-in-Basel-350?lang=de

Il centro abitativo e culturale “Schwarze Erle” é stato sgomberato in maniera infame mercoledì 23.08.2017. Una collaborazione – tra polizia e gente ambigua della cerchia della “sicurezza privata” – della quale nessuno vuole assumersi la responabilità.

Nonostante la casa sia stata occupata e resa viva da ormai due anni e mezzo con la tolleranza del proprietario (Signor Rösler), siamo stat*violentemente cacciat* senza preavviso con l’aiuto della polizia.

Non siamo solo noi ad aver perso la nostra casa, ma anche Basilea ha perso un posto importante. Un posto della diversità e della solidarietà; un centro culturale non commercializzato, dove per più di due anni centinaia di persone hanno preso parte alle attività organizzate. Settimanalmente c’erano pernottamenti da parte di persone che altrimenti non avrebbero avuto un tetto con l’unica alternativa di dormire per strada. La polizia ha aiutato gli interessi economici di una persona, il proprietario “legale”, in modo violento, distruggendo uno degli ultimi veri spazi culturali liberi a Basilea.

Non é questo il momento per tenere un monologo sulla necessità di avere case occupate e sul fatto che persone senza tanti soldi hanno grandi difficoltà a permettersi un appartamento. Ci si dilungherebbe troppo.

Solo una cosa: é ridicolo che una città come Basilea non riesca a rispettare un posto come la “Erle”, ma che al contrario agisca con violenza contro di noi e contro tutti i progetti, che vogliono essere liberi.

A questo punto vogliamo chiarire cosa é successo il 23.08 nella “Schwarze Erle”:

NON ABBIAMO IN NESSUN CASO LASCIATO VOLONTARIAMENTE LA CASA, MA SIAMO STAT* CACCIAT* SENZA ALCUN PREAVVISO IN MODO AGGRESSIVO DAL PROPRIETARIO E AVVOCATO SIGNOR PETER RÖSLER E DAI SUOI CINQUE SCAGNOZZI DELLA CERCHIA DI SWISSALLSECURITY (SAS) CON L’AIUTO DELLA POLIZIA. IL TUTTO NON ERA UN’OPERAZIONE DI PROTEZIONE, MA UNO SGOMBERO. SIAMO ARRABBIAT* E TRISTI.

Mercoledì:
Il signor Rösler ha scassinato con l’aiuto di un servizio chiavi le nostre porte d’entrata, quando 4 persone erano all’interno della casa e che non si sono accorti dello scassinamento. Due persone sono state sorprese da Rösler e scagnozzi mentre mangiavano. Il signor Rösler é entrato in modo aggressivo, dando un ultimatum di 10 minuti per lasciare la casa. Nel mentre faceva foto e video delle persone, senza il loro permesso.

É assolutamente disumano che qualcuno venga scacciato in questo modo dopo due anni e mezzo di tolleranza. Il signor Rösler non ha abitato neanche un giorno in quella casa. Eravamo scioccat* dalla sfacciataggine nell’irrompere in quel modo, e gli abbiamo messo in chiaro che non eravamo d’accordo, che era lui a doversene andare. Lui è diventato manesco e ha minacciato di chiamare la polizia.

Una persona che stava rientrando non poteva più entrare in casa, il signor Rösler le ha bloccato la strada in modo aggressivo. Ha spintonato la donna con l’aiuto dei suoi scagnozzi pronti alla violenza. Quasi partiva la rissa, visto che il signor Rösler non voleva lasciarle le braccia e si era messo ad urlare.

Pochi minuti più tardi sono arrivati sul posto una trentina di poliziott* – già al corrente dei piani del signor Rösler – e lo hanno aiutato a buttarci fuori. Una persona è stata trascinata fuori in manette e portata sul posto di polizia senza accusa o altra comunicazione per due ore, dove si è dovuta spogliare, per essere poi rilasciata senza motivazione.

Con la polizia sono arrivate poco a poco anche delle persone che volevano solidarizzarsi con la Schwarze Erle. L’area attorno alla casa è stata transennata dalla polizia, così che nessuno potesse avvicinarsi. Il proprietario ha autorizzato ad entrare in casa solo con la condizione di farsi identificare dalla polizia. I dati sono stati raccolti per avviare un’inchiesta penale. Le camere – dove fino a 10 minuti prima potevamo ancora muoverci liberamente – potevano ora essere raggiunte solo singolarmente e sotto la sorveglianza di due poliziott*.
Nel frattempo la polizia ha confiscato anche degli oggetti senza dare in cambio alcuna ricevuta. Il tutto aveva il carattere di una razzia.

Giovedì:
Solo con l’insistenza e con l’argomento dei costi dello smaltimento degli oggetti ancora presenti in casa, il signor Rösler ci ha autorizzato ad entrare singolarmente, ancora con la condizione dell’identificazione personale. Il tutto era sotto il controllo di una pattuglia della polizia della città di Basilea.
Il signor Rösler ha cercato di confiscare tutti gli oggetti di valore e ci ha impedito di portarli fuori dalla casa.

Siamo riuscit* a mettere al sicuro le nostre cose e sì – siamo ancora viv*: ma siamo più o meno per strada. Non vogliamo entrare in appartamenti dove ci viene imposto tutto, dove non abbiamo spazi liberi ma dover pagare degli affitti orrendamente alti. No, vogliamo poterci godere la nostra vita. E per questo occupiamo! Creiamo spazi abitativi e culturali in case abbandonate che senza gente come noi non esisterebbero. Noi, che siamo artist*, musicist*, anarchic*he, migranti, persone impegnate, che vogliamo impegnarci senza alcun guadagno per una Basilea solidale e più vivibile.
La città spinge queste persone ai bordi. Non siamo * prim* a*le quali succede.

A tutt* coloro che cercano di vivere in modo libero, che combattono per i loro scopi e sogni, a tutt* coloro che provano empatia, che si solidarizzano in modo attivo (e non solo a parole), che sanno quanto sono importanti tali progetti, che ci stanno vicin* in questo momento: grazie! Sappiamo apprezzarlo. Grazie a tutt* coloro che lottano per un mondo più vivibile, diversificato e aperto, per un mondo nel quale si può ancora sognare senza dover essere ricch*!

Rimangono tanti quesiti aperti
La legalità dello sgombero é dubbiosa. Non ci é stato fatto vedere alcun ordine di sgombero. Come può essere che un proprietario, che per più di due anni non ha mostrato alcun interesse per la casa, irrompa ora in questo modo? Come può essere che la polizia abbia sostenuto un’azione del genere? La polizia dice di agire negli interessi del signor Rösler, il quale spinge la responsabilità verso la città, che lo avrebbe messo sotto pressione. Ovviamente nessuno vuole assumersi la responsabilità per questa azione scandalosa.
Dopo tutto quello che abbiamo subito e perso, siamo noi ad essere accusat* di violazione di domicilio. Al momento per l’immobile non esiste alcun progetto di costruzione.
Fatto sta che una casa é di nuova vuota e dieci persone sono senza tetto, senza che ci sia alcun progetto di costruzione o d’uso.

(“Die Schwarze Erle” – “L’otano nero” – Foto da barrikade.info)

Vietato “Indymedia Linksunten”

Tema: Attualità e repressione
Data: 25.08.’17
Tradotto dalla pagina Facebook “Anarchistische Gruppe Bern – Infoportal”

Stamattina il ministro degli interni tedesco ha vietato “Indymedia Linksunten” (di sinistra) dichiarandola un’associazione dell’estrema sinistra. Dopo che il portale “Indymedia” non veniva quasi più utilizzato (causa infiltrazioni della destra), “Linksunten” si è sviluppato anche in Svizzera quale piattaforma centrale di informazione. In relazione all’interruzione del sito internet e del divieto ci sono state anche numerose perquisizioni domiciliari. Se “Linksunten” resterà per sempre offline, si vedrà. Il sito si poggia su diversi server distribuiti in tutto il mondo, di modo che il contenuto di “Linksunten” non possa essere sequestrato così facilmente dalle autorità tedesche. Ciò nonostante il divieto mostra i rischi nell’era di internet. I media indipendenti, come anche l’utilizzo di Facebook, Twitter ecc… possono essere proibiti o censurati in ogni momento. Grandi portali conosciuti possono raggiungere molte persone grazie alla loro notorietà. Ci vogliono però strutture decentralizzate e back-ups nel caso una censura si protragga nel tempo. Tanta forza e coraggio a tutt* quell* colpit* dalla repressione.
Siamo tutt* Linksunten!

(Foto – FB Anarchistische Gruppe Bern – Infoportal)

Justiz auf Irrwegen – Giustizia fuori strada

Tema: Tutt* Liber*
Data: 16.7.’17
Tradotto da: “Tages-Anzeiger”
http://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/standard/justiz-auf-irrwegen/story/22472259

Traduzione di: RRN

Di Nils Melzer, giurista e relatore dell’ONU sulla tortura dal 2016.

“Nelle settimane passate il Tribunale Penale Federale ha confermato l’estradizione di Nekane. Il giudice ha ritenuto di non dovere neanche comprovare la vasta documentazione relativa alle accuse di tortura pronunciate dalla prigioniera basca, questo in quanto la Spagna viene considerata dalla Svizzera un “paese con tradizioni democratiche”. Inoltre Txapartegi non ha contestato l’ultima istanza della giustizia spagnola – che riteneva le sue accuse non credibili – davanti alla corte dei diritti dell’uomo. Il giudice dell’estradizione non si può – secondo la giustizia svizzera – mettere al posto della corte per i dirittti dell’uomo. L’argomentazione del giudice del tribunale penale federale è fuori strada per tre motivi.

Prima di tutto la procedura di estradizione non concerne l’osservanza della convenzione antitortura spagnola, ma la conformità con quella svizzera. Secondo la cosìddetta clausola di esclusione (Articolo 15) della convenzione, la Svizzera ha un obbligo mandatario, ovvero garantire che nelle sue procedure di estradizione non decida di estradare persone su base di dichiarazioni avvenute sotto tortura.
Già nel 1975 l’assemblea generale dell’ONU ha messo in chiaro che ogni Stato deve avviare d’ufficio delle inchieste appena questo entra in possesso di indicazioni che riguardano una violazione del divieto di tortura, a prescindere se si tratta anche di una sola denuncia.

Secondo, in caso di carenza di indicazioni sui fatti, spetta alla vittima della tortura rendere la sua accusa plausibile. Appena questo viene fatto, come per esempio tramite attestati medici, la Svizzera ha l’obbligo mandatario, secondo i propri doveri verso le leggi internazionali, di chiarire la questione usando i mezzi necessari. Un’estradizione basata sull’attuale stato delle cose è dunque da evitare fino a che le accuse di tortura non vengano confutate con certezza. Nell’accusa di tortura è intrinseca la difficoltà di poterla dimostrare. L’attuale decisione comporterebbe l’annientamento della clausaula di esclusione e con ciò l’indebolimento del divieto di trortura stesso.

 

Una questione di Orde public

Terzo, il criterio di “Stato con tradizione democratica” può semmai contribuire a valutare futuri rischi di torture, è inadatto però per fare valere procedure di estradizione dove le confessioni potrebbero essere realmente basate su tortura.

L’attuale argomentazione del TPF rischia di entrare in un circolo vizioso dove uno “Stato con tradizione democratica” sarebbe infallibile per definizione, per cui un’eventuale accusa di tortura non sarebbe neanche da indagare a prescindere. Le frequenti condanne a Stati democratici a causa di torture e maltrattamenti ci hanno fatto ricredere in meglio, e questo già decine di anni prima di Guantanamo e Abu Ghraib.

Il divieto assoluto della tortura è – accanto ai divieti della schiavitù e del genocidio – uno delle poche norme del diritto internazionale (jus conjus) riconosciute in tutto il mondo. Ciò significa che prove e decisioni di una corte in contraddizione con il divieto di tortura hanno un valore nullo. Le violazioni del divieto di tortura figurano per giunta tra i più gravi reati, accanto a crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Qui non si parla dunque di una semplice questione di forma legata ad una procedura, bensì della protezione di una delle norme più basilari dell’Orde public internazionale.

Si spera che il tribunale federale riconosca questi punti e usi questa possibilità per prendere una posizione di fondo, degna della tradizione democratica del nostro stesso paese.”

Ps: Non tutti i termini giuridici sono stati tradotti con il linguaggio tecnico dell’ambiente.

Striscione di apertura (foto – RRN)

Trovato un accordo; lo sciopero è finito

Tema: Lotta di classe
Data: 16.7.’17
Di: RRN

Martedì 15 luglio i pirati e le piratesse del lago Maggiore hanno interrotto lo sciopero. Dopo 20 giorni di lotta è stato trovato – con il supporto dei sindacati SEV, Unia e OCST – un accordo con le autorità cantonali e comunali: tutt* i 34 dipendenti verranno riassunti nel nuovo consorzio con la Società Navigazione Lugano, potranno mantenere l’attuale cassa pensione (presso le Fart) e le attuali condizioni salariali per un anno. Nel 2019 verrà invece rinegoziato il futuro Contratto Collettivo di Lavoro. Per garantire la copertura dei salari durante il 2018 verranno stanziati 150’000 franchi dal Cantone e 50’000 dalla città di Locarno. “La decisione è stata presa d’urgenza senza chiedere contributo agli altri comuni della regione. Era importante mostrare sensibilità per gli/scioperanti e le loro famiglie, ma anche garantire un servizio ai turisti, fonte importante per la nostra regione” ha dichiarato Alain Scherrer – sindaco PLR di Locarno – ai microfoni della radio della Svizzera italiana.

“Raggiunte tutte le rivendicazioni fino a questo punto”
I sindacati e i lavoratori si rallegrano per la vittoria ma sono consci che questo rappresenti solo un primo passo. “E’ stato un periodo difficile e stancante, ma lo abbiamo vissuto unit*” rivela Domenico, dipendente della NLM, ai microfoni della rsi. ”Siamo solo ad un piccolo-grande traguardo” prosegue, “è l’inizio di un percorso, ci sarà da lavorare tanto insieme. Ma oggi siamo emozionati e sollevati”, conclude. La politica istituzionale dal canto suo assicura il popolo liberale per bocca del direttore del Dipartimento dell’economia e delle Finanze Christian Vitta (FDP): “Si tratta di un credito unico ed irripetibile. Durerà solo per un anno”. Certo, non che si diffonda la verità che la lotta paga.

Palla in corner
Grazie alla lotta portata avanti unit* e decis*, i lavoratori e le lavoratrici hanno permesso di evitare il licenziamento previsto per fine 2017. Tuttavia il consorzio con la SNL e la conseguente privatizzazione del settore non sono state impedite. Questo comporta una posticipazione del problema al 2019, quando verrà rinegoziato il CCL. Ma per il momento la politica ha dovuto placare questa lotta che stava diventando – o forse è diventata? – un simbolo, come il grande sciopero delle Officine di Bellinzona, per il popolo residente. Accordate dunque le rivendicazioni a corto termine, ma una volta che le garanzie per il 2018 saranno scadute, sarà importante mantenere la guardia alta visto che probabilmente ci sarà un altro tentativo di attaccare le discrete condizioni attuali. I pirati e le piratesse del Maggiore hanno dimostrato di sapersi organizzare, non sono un gruppo facile da prendere in giro.

Privatizzazione: non un caso
Che adesso i politici parlino di sensibilità e sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici della Navigazione Lago Maggiore sembra quasi ridicolo. Tenendo conto che il terreno per la privatizzazione era già stato preparato con il rinnovamento delle convenzione – tra Svizzera e Italia – sulla gestione dei laghi Ceresio e Maggiore. Il rinnovamento – firmato il 31 maggio 2016 a Lugano da Doris Leuthard e Graziano Delrio – prevedeva, secondo un testo pubblicato dal sito governativo italiano, “…di definire le modalità della futura collaborazione tra le due società di navigazione e le condizioni alle quali in futuro le imprese private potranno offrire servizi su entrambi i laghi”. Va ricordato inoltre che negli ultimi tempi sono saltati fuori degli interessi fino a questo punto taciuti, come la presenza di leghisti nel Consiglio di Amministrazione della Società Navigazione Lugano. Tuttavia la rapida reazione e organizzazione de* dipendenti della Navigazione Lago Maggiore ha permesso di incrinare i piani della borghesia svizzera nel passare il mercato direttamente alla SNL: ora il Cantone e la città pagheranno per chi ha voluto fregarsene dei posti di lavoro perduti.

(Photo – Fb “Salviamo la Navigazione sul Lago Maggiore)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://www.mit.gov.it/comunicazione/news/ita-sui-rinnovo-concessioni-navigazione-laghi
https://www.bav.admin.ch/bav/de/home/aktuell/medienmitteilungen.msg-id-65095.html

 

“Giustizia” svizzera subordinata allo Stato torturatore spagnolo; tutt* in manifestazione!

Tema: Tutt* Liber*
Data: 13.7.’17
Di: RRN

Il Tribunale Penale Federale di Bellinzona ha respinto il secondo ricorso contro l’estradizione di Txapartegi Nekane. La decisione – resa pubblica giovedì 6 luglio – presuppone che quale sostenitrice di un’organizzazione considerata criminale dalla Svizzera (ETA – movimento separatista Basco), il reato sarebbe non estradarla. Sulle torture e le violenze sessuali subite da Nekane nei primi cinque giorni di detenzione in Spagna – sevizie durante le quali le venne strappata una confessione – il TPF afferma che non si possono dimostrare. Malgrado tali violenze siano ben’ documentate la corte si fa bastare una smentita di Madrid. La Svizzera quindi piuttosto di accusare uno Stato amico e membro della comunità europea di infliggere torture su* prigionier* politic*, preferisce essere complice e sbarazzarsi di Nekane. Tuttavia c’è ancora una possibilità di ricorso a cui la difesa della compagna si potrà appellare: la Corte di Cassazione. Si resta in attesa.

Uno sguardo critico è arrivato nel frattempo anche dall’ONU, più precisamente dal relatore sulla tortura Nils Melzer. Dalle dichiarazioni rilasciate al “TagesAnzeiger”, egli si è detto  convinto che le torture su Nekane abbiano avuto luogo e si è dichiarato intenzionato a intervenire: “Nel presente caso ci sono diversi referti medici e psichiatrici che rendono le torture credibili”. Melzer ha proseguito dicendo che in questi casi bisogna fare attenzione, è già successo che la Svizzera abbia rimandato indietro delle persone in pericolo, rendendo la minaccia reale. “Riguardo il caso di Nekane” – ha aggiunto Melzer – “non parto dal presupposto che se venisse estradata in Spagna verrebbe di sicuro torturata di nuovo. Il problema è molto più il fatto che tutto il processo imputatole si basava su dichiarazioni scaturite dalla tortura”.

Nel frattempo i movimenti solidali hanno lanciato una manifestazione di protesta contro l’ultima decisione del Tribunale Penale Federale. Si terrà sabato 15 luglio a Zurigo, ritrovo alle ore 16 a Piazza Cella (Langstrasse). Tutt* insieme per rivendicare la libertà di Nekane e di tutt* i/le prigionier* politic*!

La violenza sessuale è un motivo d’asilo!
(Foto – RRN Manif. 6.4.’17)

 

Info:
http://www.freenekane.ch/
http://rrn.tracciabi.li/it/2017/04/07/svizzera-complice-della-tortura-dello-stato-spagnolo/

Evento:
https://www.facebook.com/events/1260820250710907/?acontext={%22action_history%22%3A%22[{\%22surface\%22%3A\%22page\%22%2C\%22mechanism\%22%3A\%22page_upcoming_events_card\%22%2C\%22extra_data\%22%3A[]}]%22%2C%22has_source%22%3Atrue}

Dopo G20; sviluppi e riflessioni

Terma: Proteste
Data: 11.7.’17
Di: RRN

Le proteste degli ultimi giorni ad Amburgo hanno occupato le cronache di tutto il mondo. Polemiche, rabbia, critiche, accuse, ringraziamenti, ce n’è per tutt*. E mentre domenica 9 luglio Amburgo metteva insieme i cocci dopo tre giorni di caos, la polizia e la politica tenevano la conferenza stampa di chiusura, tentando di giustificare gli oltre 130’000 milioni di euro investiti per garantire lo svolgimento di un summit inutile. Qualche altro numero; dal 22.6 al 9.7 la polizia ha effettuato 186 arresti, 225 misure di custodia temporanea ed emesso 37 mandati di cattura, i quali sarebbero aumentati a 57 secondo un aggiornamento di lunedì 10 luglio (Polizei Hamburg). Si contano inoltre 476 poliziott* ferit*; la gravità e la modalità dei singoli ferimenti è tuttavia nota solo a* dirett* interessat*. Domenica sera per esempio, il portale tedesco hessenschau.de rivela che 130 agenti si sarebbero ferit* da soli a causa della quantità di gas lacrimogeni e spray al pepe inalata in seguito alle aggressioni contro i/le manifestanti. Nel bilancio compariranno comunque nelle statistiche dei feriti da* dimostranti, per i/le quali invece non si può fornire un numero preciso visto che hanno preferito farsi prestare assistenza medica da* sanitar* auto-organizzat*.

I rappresentanti delle istituzioni alla conferenza stampa di domenica: “Erano decenni che non si vedevano scene di violenza simili, eravamo preparati da tempo, ma non ad una cosa così”. Oppure: “Ringraziamo i/le collegh*, salutiamo i/le ferit*, ma ce l’abbiamo fatta!”. Ma ce l’avranno fatta a fare che cosa? A farsi prendere in giro per l’ennesima volta da chi gli/le sfrutta per pararsi le spalle? Oppure ce l’hanno fatta a togliersi qualche sfizio ai danni di manifestanti senza doversi giustificare più di tanto visto “lo stato di emergenza”? Per i media e la polizia sembrerebbe tutto iniziato la notte del 6 luglio. Eppure già in precedenza la polizia aveva cominciato a provocare le frange de* manifestanti. Rammentiamo che il 2 luglio – malgrado la decisione della Corte di Amburgo di autorizzare i campi alloggio – 800 poliziotti in assetto antisommossa hanno sgomberato l’Antikamp camp. Motivo: “Presunzione presenza di violent*”. Il 4 luglio viene poi attaccato anche il campo ad Elbpark e in Massenstrasse piccoli affollamenti di persone vengono annaffiati dai cannoni ad acqua. Questa strategia non ha creato certo le condizioni per la deescalation della violenza. Il 6 luglio poi, avrà fatto la mossa migliore la polizia attaccando repentinamente il blocco nero in testa al corteo anticapitalista “Welcome to hell” disperdendolo in piccoli gruppi? Gruppi che hanno cominciato in seguito a fare casino altrove. Tale strategia non è comunque un caso, c’è un personaggio che andrebbe presentato. Il responsabile delle operazioni di polizia durante i giorni del G20, Harmut Dudde.

Lo chiamano lo “sceriffo law-and-order”, il creatore della “Hamburger Linie” – strategia di intervento rapido senza tolleranza – l’uomo che aveva già coordinato le operazioni di polizia durante gli scontri del 21 dicembre 2013 davanti alla Rote Flora. “Un cane duro”, secondo lo JungeWelt, l’uomo giusto insomma per un’escalation della violenza. Nel 2001 Dudde, allora membro del partito Schill (destra conservativa), viene nominato a capo della polizia antisommossa in seguito al sorprendente risultato elettorale del suo partito (19.4% alle comunali). Da allora tra lui e la resistenza anticapitalista cittadina è nata una vera e propria faida. Dudde negli anni ha dovuto rispondere di diverse violazioni nell’ambito dell’ordine pubblico, le ultime in relazione agli sgomberi dei due campi autorizzati il 2 e il 4 di luglio. Un avvocato in relazione alla gestione della sicurezza durante il vertice: “Pugnalata allo Stato di diritto” (taz.de). Malgrado le accuse attribuitegli negli anni, “lo sceriffo” continua a godere dell’appoggio dei partiti borghesi incluso l’SPD (Partito Socialdemocratico tedesco), che lo definisce senza mezzi termini: “L’uomo migliore”. Come riassunto in precedenza, la strategia della polizia – supportata anche dal sindacato di settore amico del AFD (Estrema destra) – era quella di attaccare e reprimere in maniera sistematica e rapida, qualcosa che ricorda nel concetto vagamente la “Blitzkrieg”, strategia di guerra nazista.

La strategia dell’aggressione:
Dudde e i suoi volevano dunque attaccare fin’ da subito i differenti movimenti di protesta in maniera da evitare un’escalation Oppure era proprio quello che stavano cercando? La polizia ha dichiarato più volte di essere stata sopraffatta dalla strategia dei piccoli gruppi mascherati sparpagliati per la città. Cosa si aspettavano dopo l’attacco alla dimostrazione “Welcome to hell”? Ottenere uno scontro in centro dove le forze dell’ordine erano presenti in massa, oppure di intimidire e neutralizzare i contestatori e le contestatrici più radicali? Quando le azioni insurrezionaliste hanno cominciato ad espandersi a macchia d’olio nei quartieri circostanti la polizia ha impiegato ore ad intervenire. La soluzione per garantire l’ordine pubblico sfoderata? Impiegare la squadra speciale antiterrorismo SEK per sgomberare la zona barricata nel Schanzeviertel, in quanto, secondo il Führer, “Era una situazione rischiosa e volevamo evitare un morto, per questo abbiamo impiegato degli agenti armati”. Evitare un morto mandando in azione degli agenti addestrati ad uccidere? Qualsiasi sia la prospettiva di una scelta simile resta un gesto significativo; un segnale chiaro a chi decide di affrontare la forza dello Stato. Segnale che verrà confermato dall’utilizzo sempre più frequente della parola terrorist*. Le dichiarazioni della polizia di Amburgo e del relativo sindacato nel dicembre del 2013 d’altronde lasciavano pochi dubbi : “La prossima volta vi spariamo addosso!”.

I gruppi di protesta:
La protesta insurrezionalista ha assunto dimensioni inaspettate. La polizia e la politica potranno dare tutta la colpa a* membri del blocco nero, ma qualcosa qualcun* l’ha notato, non c’è stata alcuna volontà di evitare le escalation. Il sindaco Scholz dovrebbe scusarsi invece di ringraziare chi lo ha aiutato a permettere che un evento di imposizione istituzionale avesse luogo in città. Riguardo alla furia distruttiva in azione ad Amburgo non crediamo che si possa parlare di una massa omogenea orchestrata dall’alto, come opinato da qualcuno in conferenza. Bensì gruppi e individui di diversa tipologia con un denominatore comune; la rivolta contro autorità e proprietà. Le condizioni erano favorevoli, anche per molti che si sono uniti alla massa già in rivolta. Le autorità hanno tuttavia preferito proteggere il summit dei venti dalla furia della protesta a scapito dei quartieri limitrofi. Prima hanno stuzzicato il nido di vespe e poi puntato il dito. “Qua c’era la guerra civile!” esclama un’abitante del Schanzeviertel il sabato dopo gli scontri. “Perché?”, si chiedono alcun* abitanti. Le manifestazioni pacifiche sono un punto fermo della democrazia, non hanno però un grande effetto. Mentre la disobbedienza civile si spinge fuori dagli schemi, quelli stessi schemi posti dallo Stato garante del sistema autoritario e di sudditanza. È realistico aspettarsi delle proteste pacifiche e politicamente corrette quando vengono invitati a riunirsi dei criminali internazionali? Quando neanche la polizia e i grandi venti sono a loro volta corretti nelle politiche perpetrate, come si può pretendere che la contrapposizione a quest* potenti sia inoffensiva? Certo, con una massa arrabbiata per le strade, possono succedere molte cose; danneggiamenti, auto bruciate, negozi saccheggiati, ecc…, ma una cosa è difficile da confutare, non si riscontrano aggressioni o coazioni fisiche ai danni di civili. Alcun* di quest* si son vist* bruciare l’automobile, imbrattare la facciata di casa, danneggiare il bancomat all’angolo, ma in un mondo di assicurazioni – oggettivamente – che tragedia potrà essere? Il materiale si sostituisce, la dignità e la vita dei popoli no. E di sicuro anche Carhartt, Apple, Rewe e Budni non finiranno sul lastrico o si vedranno la pensione decurtata per delle filiali distrutte. Emblematico uno striscione comparso successivamente: “Auto bruciano, voi gridate – Persone muoiono, voi tacete”.

Conseguenze e repressione:
Il G20 è stato un win-win per la politica borghese. Il summit non è stato attaccato direttamente, i disordini sono stati circoscritti ai quartieri limitrofi, sperimentate nuove tecniche repressive e scatenato l’opinione pubblica contro la sinistra radicale. “Abbiamo avuto a che fare con degli anti-democratici!” ha dichiarato in conferenza il Senatore degli interni di Amburgo – Andy Grote (SPD) – lasciando intendere che gente come Erdogan o il re Salman siano la democrazia in persona. Ora però la borghesia studia nuove strategie repressive – si parla di un database europeo per i/le “terrorist* delle dimostrazioni”. Ed è proprio questo il punto. Era solo questione di tempo prima che si sarebbe cominciato ad introdurre la definizione di terrorist* per i/le militanti della scena radicale. Un nemico pericoloso dello Stato borghese vorrebbe etichettare direttamente con una parola chiave “spogliandolo” del termine di manifestante. Nell’ambito dell’antiterrorismo che cosa non può fare lo Stato? Niente, manovra libera. Spiare, arrestare senza motivo, interrogare, torturare(?)…

(Foto carooke.de)

Fonti: bpb.de, hesseschau.de, presseportal.de, abendblatt.de, taz.de, jungewelt.de, n-tv.de
Conferenza stampa: https://www.youtube.com/watch?v=9p3QjCG0JlE

No alla PV 2020; qualche considerazione

Tema: Economia
Di: Partito Operaio Popolare

Il gusto della speculazione non manca alla socialdemocrazia ed ai sindacati favorevoli al PV 2020.

Il sistema pensionistico dei tre pilastri è ormai da anni costantemente in crisi, sia perché i conti non tornano, sia perché le pensioni sono basse e l’età di pensionamento è troppo alta per troppe persone. Rispetto ai conti è necessario specificare che l’attuale sistema non redistribuisce soldi abbastanza e solo con una maggiore redistribuzione si può dare futuro e sicurezza alle nostre pensioni.

Al contrario l’investimento massiccio nelle casse pensione private deciso nel PV2020, mette in pericolo anche i pochi diritti rimasti. Quando ci sarà nuovamente un grosso crac finanziario i nostri soldi nelle casse pensioni andranno in fumo, come è già successo nel 2008. Probabilmente la prossima volta sarà legato alla grossa bolla immobiliare che si sta creando con l’edilizia che cresce in doppia cifra da anni. La gestione di immobili e di fondi ipotecari è un’attività vitale per le casse pensioni viste le difficoltà sui mercati azionari.

Lungi dalla socialdemocrazia mettere in discussione l’attuale politica, figlia del compromesso che hanno trovato con i borghesi nel 1972 contro l’iniziativa per le pensioni popolari del Partito del Lavoro, oggi dopo non essere stati capaci di vincere un’iniziativa facile come AVS Plus in Svizzera tedesca, la sinistra parlamentare cede su tutto: età di pensionamento delle donne, rendite del secondo pilastro, aumento dei contributi Lpp e dell’IVA in cambio di 70.- fr e della falsa speranza che la crisi sia risolta.

Gridando al lupo al lupo i parlamentari di sinistra hanno assunto il compito della destra di tagliare nelle pensioni e rilanciare gli assicuratori privati.

Il secondo pilastro o meglio le casse pensione private, se passa la riforma, incasseranno oltre 3 miliardi di contributi in più ogni anno. Addirittura la nuova base di calcolo aumenta i contributi a carico dei bassi salari, secondo i socialisti questa sarebbe una conquista! Invece per chi lavora singifica dover pagare di più un assicuratore privato che negli ultimi 20 anni ha ridotto le prestazioni del 30%! Le casse pensione dovranno ancora garantire un tasso del 6.8% per quattro anni e poi si passerà al 6%, quindi nonostante una forte ricapitalizzazione, si taglierà comunque, chi ha meno di 50 anni pagherà molto di più per ricevere molto meno.

Per chi non crede alle favole di un capitalismo giusto è normale che gli 800 miliardi gestiti dalle casse pensione rendano meno dei 50 miliardi gestiti dall’AVS, ma pesano molto di più in parlamento, semplicemente perché ci sono di mezzo dei privati che lucrano e ungono. Come si fa a sostenere una loro ricapitalizzazione a suon di miliardi quando il fallimento del secondo pilastro è sotto gli occhi di tutti.

Il Parlamento per l’AVS – che è l’assicurazione pubblica e redistributiva – ha deciso un piccolo aumento dei contributi di soli 0,3 miliardi, ossia un decimo dell’aumento a favore dei privati.

Con questa miseria (si parla di 3.- fr al mese per chi guadagna 4’000.- fr) ci sarà un aumento delle rendite dei nuovi pensionati con un bonus di renziana memoria del valore di 70.- fr in buona parte finanziato con l’aumento dell’IVA. Le rendite AVS resteranno quindi ben al di sotto del mandato costituzionale che impone all’AVS di garantire il minimo vitale.

Da sempre il Partito del Lavoro propone un sistema interamente redistributivo, che in un paese ricco come la Svizzera potrebbe garantire di raggiungere l’età della pensione in salute e delle rendite dignitose a tutti e tutte.

Pirati e piratesse all’arrembaggio!

Tema: Lotta di classe
Data: 9.7.17
Di: RRN

Sedicesimo giorno di sciopero per i “pirati” della Navigazione Lago Maggiore che, a seguito del licenziamento collettivo di 34 lavoratori e lavoratrici, hanno deciso di lottare per difendere il proprio posto di lavoro e la loro dignità. La lotta paga… ma non abbastanza: gli sforzi del Consiglio di Stato nel garantire il ritiro dei licenziamenti e la riassunzione per tutti i dipendenti (ad eccezione di due che andranno in pensione) non sono sufficienti se il prezzo da pagare è l’incertezza delle garanzie salariali. In una realtà come quella ticinese, dove la pressione del dumping salariale è all’ordine del giorno, difendere e rivendicare in maniera risoluta il mantenimento delle attuali condizioni contrattuali e salariali sembra più che lecito.

E i paladini della lotta contro il dumping salariale, fervidi sostenitori di “Prima i Nostri” dove sono quando devono mettere in pratica le “belle” promesse su cui basano le loro campagne elettorali? Non li vediamo di certo a fianco de* dipendent* (tra l’altro tutti residenti, se dobbiamo davvero abbassarci a categorizzare lavoratori e lavoratrici di serie A e di serie B) ma dietro una scrivania, con il sedere al caldo, a puntare il dito su chi forse ha davvero a cuore il futuro di queste persone e delle loro famiglie e peggio ancora, insinuando che gli scioperanti siano stati ammaliati dalla pericolosa $inistra $indacale e che non sappiano ragionare con la propria testa. E se lo sciopero non è un “modo di fare svizzero”, sputare assurdità probabilmente lo è.

È così che agiscono certi agitatori della sinistra sindacale: strumentalizzano le difficoltà delle persone per fini politici e di bottega, anche a costo di violare la legge“.
E ancora “Utilizzare questo momento difficile dei lavoratori per attaccare l’UDC e la Lega su Prima i Nostri è una mossa da poverini. Queste persone dimostrano il loro scarso valore morale, perché pur di attaccare la destra, approfittano delle disgrazie dei lavoratori e dimostrano disprezzo per la situazione“.

Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda il modo di agire di alcuni partiti politici in particolare? La psicosi leghista-UDC è ormai fuori controllo, questa si chiama “proiezione”, caro signor Gobbi, caro signor Marchesi e compagnia bella: la proiezione è un meccanismo di difesa che consiste nel proiettare sentimenti o caratteristiche proprie su altre persone, è alla base di alcune psicopatologie come la paranoia. E di paranoie, egocentrismo e manie di persecuzione da questi signori sinistro-fobici terrorizzati dalla “lotta di classe” abbiamo solo da imparare. Insomma si torna sempre a parlare sull’eterna lotta “destra”-“sinistra” distogliendo l’attenzione su ciò che è veramente importante: restare uniti in questa lotta, che è un po’ la lotta di tutti noi. Perciò scusate per questa digressione e torniamo al punto.

Nonostante tutto, il consenso e il sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici della navigazione non manca : sabato 8 luglio si è svolto un presidio di solidarietà con i 34 dipendenti al “Debarcadero” di Locarno. Sono intervenuti Nelly Valsangiacomo, Gianni Frizzo (sciopero Officine dei Bellinzona), Graziano Pestoni e Franco Cavalli in difesa delle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Le fiaccole dei “pirati” hanno scaldato e illuminato l’atmosfera e forse anche un po’ i cuori dei presenti. La serata è poi continuata in allegria al ritmo della musica degli amici dell’Internazionale Trash ribelle. Inoltre sono state raccolte più di 10’500 firme per la petizione “Salviamo occupazione e servizio pubblico sul Lago Maggiore” che saranno consegnate alla cancelleria dello Stato a Bellinzona martedì 11 luglio. Vedremo se questa ulteriore mossa democratica basterà a vincere la lotta. Per l’occasione, le maestranze invitano tutti i simpatizzanti ad accompagnarli in un corteo solidale che partirà dalla stazione di Bellinzona alle ore 14.30. Non mancate!

Pirati all’arrembaggio, la lotta non si ferma, il fuoco delle fiaccole arde ancora, con gli/le scioperant* solidarietà!

(Foto – RRN)

Prepotenza contro gli ospiti ad Amburgo

Tema: Repressione
Tradotto da: https://www.jungewelt.de/blogs/g20hh/314161
Traduzione di: RRN

I treni in ritardo non sono una rarità alla stazione di Amburgo. Tuttavia sabato sera è stata la polizia a provocare i prolungamenti nelle partenze. Il capo delle operazioni si è escogitato infatti una sorpresa particolare per i passeggeri del treno speciale contro il G20.

I viaggiatori e le viaggiatrici del “Sonderzug” – condotti su una piattaforma bloccata – si sono dovut* far riprendere in video e fotografare individualmente dalla polizia, la quale ha annunciato di voler apportare tale materiale fotografico al registro in relazione alle proteste degli ultimi giorni. Espresse anche delle minacce di arresto. A causa di ciò il clima si è scaldato, visto che all’arrivo della polizia – poco prima di mezzanotte – mancavano solo dieci minuti alla partenza pianificata del treno. Momento nel quale, causa l’imposizione fotografica, solo una minoranza de* passeggeri era potuta salire sul treno e pronta per partire.

Alla fine il team legale di Amburgo è riuscito a convincere gli agenti ad evitare un controllo integrale di tutt* i/le passegger*. Al grido di “Anticapapitalista” vengono chiamati gli ultimi e le ultime passegger* a salire sul treno, che finalmente può intraprendere il suo viaggio in direzione del sud della Germania e della Svizzera.

(Foto – JungeWelt – Henning V. Stolzenberg)

Nottata fuori controllo; arriva l’unità speciale

Tema: Proteste/NoG20
Data: 8.7.17
Di: RRN

La polizia ad Amburgo, dopo aver preso a pugni in faccia e annaffiato centinaia di persone alla manifestazione “Welcome to hell” di giovedì 6.7 e i differenti cortei colorati della “Color the red zone” venerdì 7.7 (entrambe nella zona blu), ha perso però il controllo di altre parti della città. Ed è a quel punto che sono cominciati i disordini proseguiti per tutta la giornata di venerdì. Verso sera poi, quando le barricate si sono concentrate nel Schanzeviertel e la resistenza si è fatta intensa, la polizia ha ritenuto proporzionato l’intervento della squadra speciale SEK (Spezialeinsatzkommando), impiegata in genere per fare lo scalpo a* criminali/terrorist* di un certo livello. Armi automatiche alla mano e attrezzatura da sfondamento, l’unità speciale si è aperta un varco tra le barricate e razziato due edifici di appartamenti, bilancio di 13 arresti. Sabato 8.7 – terzo giorno delle proteste – circa 80’000 persone hanno partecipato alla grande manifestazione di chiusura sotto il motto; “Solidarietà senza frontiere, invece del G20”. Il corteo conteneva differenti blocchi e molti striscioni, anche uno contro la consegna di Nekane allo Stato spagnolo. L’evento si è svolto in un buon clima senza aggressioni da parte della polizia, anche se questa è rimasta scrupolosamente e numerosamente presente. La manifestazione “G20 not welcome” con circa 50’000 partecipanti è terminata verso le 20. Non si verificano violenze. Domenica invece è in programma una manifestazione davanti alla prigione, ritrovo alle ore 12.00.

(Foto da: Fb RJZ Zürich)

È paradossale che durante il G20 – un summit dove di per sé si incontrano i peggiori terroristi del mondo – venga chiamata in azione la sezione speciale antiterrorismo per questioni di ordine pubblico. Le azioni insurrezzionaliste di questi giorni hanno senz’altro generato dei danni materiali, ma di sicuro non attaccato civili. Mentre non mancano invece le immagini che mostrano la polizia prendere a calci e pugni la gente, spruzzarle lo spray al pepe in faccia, spingendola violentemente. Lo Stato ha l’esclusiva sulla violenza? Gli attacchi a beni e proprietà sono considerati peggiori della violenza contro gli/le oppress*, dello stritolamento economico e della guerra imperialista? Mentre nella complicità degli indifferenti viene steso il tappeto rosso a gente come Erdogan per esempio – che ordina la repressione sistematica del popolo curdo nell’indifferenza di molt* – ci si agita per dei vetri rotti e delle auto di lusso date alle fiamme. Si parla anche di negozi saccheggiati, per ora Apple, Carhartt e Rewe confermati. È comunque comprensibile che ci si scandalizzi di più per quello che succede sotto casa nostra o in una città che abbiamo visitato.

Ad Amburgo in ogni caso è stato confermato che in democrazia FORSE si può manifestare durante un grande evento, e FORSE non ci sarà violenza da parte della polizia, la quale in ogni caso assisterà e patrocinerà la manifestazione con sguardo severo. 20’000 unità, più diversi mezzi pesanti e cannoni ad acqua non sono bastati comunque a mantenere l’ordine e la sicurezza del summit. Il G20 è stato disturbato e bloccato più volte con successo, mentre in molte strade la protesta si è sfogata nella sua forma più esplicita. Questo ha un prezzo, fino ad ora si contano più di 100 arresti tra i/le dimostranti, il numero dei feriti non è chiaro visto che molt* si son fatti curare preferibilmente dai sanitari auto-organizzati. Dall’altro lato, la polizia comunica che – fino a sabato sera sono stat* ferit* 231 poliziott*. Ma qualcuno si sarà chiesto? “chi ce lo ha fatto fare di ospitare questo vertice?! Un incontro di teatro preparato dove i costi e le conseguenze vanno sulle spalle dei cittadini è un po’ troppo comodo per i partecipanti. E un G20 senza delle proteste incisive invece? È quasi arrogante aspettarsi che delle personalità con gravi responsabilità simili si incontrino in un posto tutte insieme e vi siano solo delle proteste pacifiche quando non lo sono neanche le loro politiche.

(Demo “Solidarietà senza frontiere invece del G20” – Foto da Fb AGB Infoportal)