“La Spagna è un paese con tradizioni democratiche” affermava la giustizia svizzera

Tema: Attualità-Repressione
Data: 02/10/2017
Di: RRN

Le immagini che giungevano domenica dalla Catalogna hanno fatto scuotere la testa anche ai più scettici liberal-democratici. La repressione messa in campo da Madrid per tentare di zittire un intero popolo è al di sopra di ogni standard dei Paesi dell’Unione Europea. Non che in questi casi le polizie ci vadano con i guanti di velluto, ma la violenza è mirata a determinate sfere della società come i movimenti anti-capitalisti più radicali. Corpi di polizia che prendono a calci un popolo intero sono invece scene che non si vedevano in Europa dalla fine degli anni ’30-’40. La resistenza passiva dei catalani esprime molto coraggio e determinazione. Come anche i pompieri nel stringersi in cordoni a difesa del popolo votante. Sono state occupate anche delle scuole per improvvisare dei luoghi di voto. Malgrado i brutali impedimenti della “Guardia Civil” e della polizia, questi non sono riusciti ad impedire l’accesso alle urne. Le forze repressive sono riuscite a impedire il voto nel 27% dei casi, tuttavia le persone bloccate avrebbero potuto votare comunque da un’altra parte. La percentuale dei voti persi è quindi più bassa. Il governo dichiara che non importano i risultati, il referendum verrà considerato illegale da Madrid. Annullamento burocratico già accaduto tra l’altro in Grecia nel 2015.

Il tutto osservato da un’Europa che tace, compresa la Svizzera, che aveva già dimostrato la sua servilità all’Unione Europea con il caso Nekane. Quando piuttosto che dover accusare uno Stato dell’UE di applicare la tortura quale metodo giudiziario, ha tenuto Nekane Txapartegi in carcere per 17 mesi dichiarando; “la Spagna è un paese con tradizioni democratiche, questo presuppone che non vi sia l’utilizzo della tortura”. Ora si spera forse che qualcuno cominci a mettere in dubbio queste definizioni “democratiche” tanto vaghe quanto vuote nel contenuto. Il Referendum è un pilastro della democrazia, e se questo viene impedito tanto vale definirsi tale. Per quanto si possa essere d’accordo o no con l’autodeterminazione del popolo della Catalogna – quale movimento di liberazione nazionale da uno Stato pseudo-fascista – ciò che sta accadendo non può essere assolutamente ignorato o sminuito. Abbiamo di fronte una violenza statale inaudita, alla quale si contrappone una resistenza di democrazia popolare decisamente anti-fascista. Il popolo catalano non ha intenzione di arrendersi, ma il minimo che la comunità europea possa fare ora sarebbe una severa critica ai sistemi repressivi ordinati da Madrid. Un’altro tipo di reazione – per altro coerente alle normali pratiche europee nei confronti di paesi esterni alla comunità – sarebbe invece il boicottaggio o l’isolamento economico. Tuttavia visti gli interessi diretti dell’UE nel non far perdere alla Spagna il 15% del PIL – proveniente dalla Catalogna – senza il quale lo Stato farebbe ancora più fatica a pagare il debito pubblico, una pressione di questa natura avrà difficilmente luogo. Pur di tenere in piedi questa Unione dello sfruttamento, Bruxelles pare pronta a sorvolare episodi come quelli visti domenica. Una vergogna! Ci sarà ora da monitorare la situazione e seguirne gli sviluppi.

(Simbolo della “Guardia Civil”)

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