Dislocazione e speculazione; FFS a Bellinzona come nel resto della Svizzera

Tema: Lotta di classe/Lotta per la città
Data: 30/12/2017
Di: RRN

Lunedì 11 dicembre a Bellinzona i rappresentanti di FFS (A. Meyer), Governo (C. Zali e C. Vitta) e Città di Bellinzona (M. Branda e S. Gianini) hanno firmato una dichiarazione d’intenti nell’ambito del nuovo stabilimento delle Officine di Bellinzona. Proposta una data (2026), una possibile locazione e un preventivo d’investimento di circa 360 milioni di franchi (180 mio dalle FFS, 60 mio dalla Confederazione e 120 mio tra Cantone e Città). La struttura verrà dislocata nei dintorni di Bellinzona, sarà più piccola, impiegherà circa 200 lavoratori – la metà di quelli attuali – e si occuperà della manutenzione dei treni passeggeri di nuova generazione e non più di quelli merci. Ma attenzione, per quanto riguarda il sedime dove si situano attualmente le Officine – di proprietà delle FFS le quali dopo il trasferimento cederanno circa metà del terreno alla Città e al Cantone – sarebbe previsto un “parco della tecnologia e dell’innovazione” – o meglio, “parco della sorveglianza e della riqualificazione urbana”.

(Foto – collettivoscintilla.org)

Si sta delineando una prospettiva per le Officine che non è in sintonia con quello che “Giù le mani” e le maestranze si erano prefissate, o con quello che, con gli sforzi, si era ancorato nei vari impegni sottoscritti dalle FFS, dal Cantone e dalla Città di Bellinzona”, così si è espresso Gianni Frizzo del comitato “Giù le Mani delle Officine” ai microfoni della RSI al Quotidiano dell’11 dicembre. Matteo Pronzini (Granconsigliere dell’MPS e membro del comitato “Giù le mani”) rincara la dose e critica le FFS come anche l’apparato istituzionale nostrano: “Le Ferrovie non hanno mai rispettato gli accordi, le autorità politiche non hanno fatto nulla per farli rispettare e oggi cambiano carro saltando su quello delle Ferrovie legittimando questo smantellamento delle Officine. Un atto grave e preoccupante da parte dell’autorità politica.”

A parte la rottura storica con l’attuale sede delle Officine di Bellinzona e con quello che rappresenta, ciò che traspare da questa dislocazione, come accennato sopra, è un secondo fine speculativo immobiliare. Il sedime in questione – adiacente alla stazione – misura circa 100’000 metri quadri e avrebbe infatti un valore immobiliare piuttosto elevato. Se pensiamo che nel 2012 si parlava di 1’000 franchi per metro quadro, oggi, con il raggiungimento della fase finale dei miglioramenti della rete ferroviaria, Alp-Transit e altri fattori, il valore del sedime avrà senz’altro acquisito ulteriore valore. Per questo motivo, ma anche per la posizione strategica all’ingresso della città, rappresenta un invitante investimento per coloro che hanno interesse a sviluppare progetti urbanistici di carattere esclusivo; in altre parole: ergendo edifici scintillanti con appartamenti residenziali, uffici e boutiques, insomma niente che sia veramente nell’interesse de* bellinzonesi o di tutt* i/le comuni mortali, giovani e meno giovani, che frequentano e vivono quel poco che la città ha loro da offrire. Processi di riqualificazione urbana tutt’altro che nuovi in altre città svizzere, come Zurigo e Berna per esempio, dove le FFS, in collaborazione con l’autorità politica locale, hanno dimostrato e stanno dimostrando tutt’oggi la loro brama di cemento e di speculazione avviando enormi progetti di costruzione, inizialmente intorno alle stazioni, per poi espandersi sempre di più. Progetti simili attirano però anche l’attenzione dei movimenti della sinistra anticapitalista, all’interno dei quali resta viva la critica a tali processi di sviluppo calato dall’alto, come è stato per esempio il tema di una manifestazione a Zurigo lo scorso novembre. Uno sviluppo calato dall’alto e contraddittorio ai reali bisogni de* cittadin* che permette agli investitori di incrementare gli utili indirizzandosi a un target con “standard più elevati”. Nel caso bellinzonese, puntando forse addirittura ai pendolari zurighesi – come già optato da più fronti – che potrebbero prendersi un appartamento costoso (ma non costoso come sulla Limmat) a Bellinzona e andare a lavorare a Zurigo in treno.

Ora il fronte borghese e socialdemocratico (PS Bellinzona) si mostra deciso sventolando questo “pacchetto” d’investimento come se fosse la soluzione attesa da sempre. Pare che i giochi siano fatti, una mezza proposta per una nuova locazione, una cifra da capogiro e sembra che tutti si siano scordati dell’impegno messo nelle tavole rotonde e nelle piattaforme dirette da Franz Steinegger, come anche dei risultati degli studi commissionati alla SUPSI dal CdS, come ricordato da Frizzo a 60 Minuti (11 dic.): “Quello che contenevano gli studi era l’indicazione di iniziare a dare un futuro a questa Officina, a investire in questa Officina, formare il personale in questa Officina. Tutto era indirizzato al potenziamento di questa Officina, nessuno diceva il contrario. Ora bisogna chiedersi quale sia il motivo reale per cui si vuole spostare a tutti i costi le Officine, alla condizione di dimezzare il personale.”. Improvvisamente infatti, non appena le FFS si sono dette concretamente pronte a mettere la metà dei soldi dell’investimento, le autorità politiche regionali accorrono a firmare un impegno tra le parti, permettendo di fatto alle Ferrovie di riuscire in ciò che non erano riuscite grazie alla massiva lotta popolare sviluppatasi intorno al celebre sciopero del 2008. A parte le precondizioni imposte dalle FFS inoltre, come l’esclusione della manutenzione dei carri merci – uno dei settori produttivi che porta maggiori volumi e dove si garantisce la maggiore occupazione – e il dimezzamento dell’occupazione, il nuovo progetto delle FFS ha davvero molte incognite. In ogni caso, come al solito nessuno ha chiesto qualcosa ai lavoratori o alle maestranze competenti. Simbolica la dichiarazione di un operaio intervistato in officina dal Quotidiano dopo l’annuncio della firma della dichiarazione: “Alla fine noi siamo numeri e decidono tutto dall’alto”. Come dargli torto, ma forse sarebbe di nuovo il momento di farli vedere proprio a loro i numeri, a quelli che stanno in alto.

Simili giochi di potere vanno denunciati finché si è in tempo: ferrovie e istituzioni con il dito indicano 360 milioni di potenziale investimento, e sotto il naso bruciano 200 posti di lavoro nell’industria ticinese nascondendosi dietro a ragioni di “modernizzazione industriale”, comprandosi poi il diritto di gestire il sedime “liberato” nei pressi della stazione. Perché non decidere insieme sul da farsi? Il sindaco Branda dice che è superficiale dire che su tutti i 100’000 metri quadri verrà fatta della speculazione: davvero vuole far’ credere che non sia cosciente che la velocizzazione ferroviaria in cantiere da anni riduce le distanze tra Zurigo-Ticino-Milano creando quasi un’unica regione spazio/tempo e imponendo – secondo logica capitalista – un certo livello di concorrenzialità? Davvero Bellinzona sarà l’unica città in Svizzera o in Europa dove i processi di riqualificazione urbana non avranno luogo anche senza una resistenza che vi si opponga? Davvero nel Cantone dove persino la mafia ha le mani in pasta nel settore edile (vedi LAC a Lugano), si può stare tranquilli perché se dicono che non ci sarà speculazione, allora non ci sarà?

(Foto – collettivoscintilla.org)

Le FFS giocano un ruolo importante nella “gentrificazione” delle città svizzere, potremmo definirle quasi l’avanguardia di questo processo. Va anche ricordato che la maggior parte degli introiti delle FFS proviene proprio dal settore immobiliare, e non è una coincidenza. In questo caso particolare i progetti delle Ferrovie vanno a toccare due tematiche, quella del lavoro e del diritto alla città per tutt*. Per rispondere a tono a simili prepotenze sarebbe necessario unire le forze in un fronte solidale e combattivo, che agisca su diversi piani. Non andrebbe neanche dimenticato che ci sono ancora otto anni in cui le Officine resteranno sicuramente nella sede attuale, ma tutti quei potenziamenti mezzi-promessi e mai mantenuti di certo non arriveranno nei prossimi anni. I problemi degli operai delle Officine sono anche i problemi de* ticinesi e di molt* altr* visto che solo il marzo scorso le FFS annunciavano 1’400 licenziamenti – in tutta la Svizzera – fino al 2020, parte di un piano di risparmio. Bisogna difendere il diritto al lavoro, anche nelle città, come è importante difendere il concetto stesso di città per tutt*, e non quello di interi complessi o quartieri destinati al consumo e all’usufrutto per privilegiati. Concludiamo riportando un interessante punto di vista trovato su Facebook; il quale difficilmente potrebbe riassumere meglio la situazione attuale:

(Dal profilo di B.S – 23.12.2017)

“A una settimana dall’ultima Assemblea, alcune considerazioni sembrano necessarie:

1. È apparso evidente che il piano FFS di smantellamento progressivo è condiviso da autorità comunali e cantonali. Le parole del sindaco Branda ( e la sua incredibile prematura partenza dall’Assemblea …) non lasciano dubbi. È pura illusione continuare a credere che l’ appello dell’Assemblea possa essere ascoltato, senza altre azioni pubbliche.

2. La proposta di “spostamento” delle Officine appare piuttosto una specie di operazione di “distrazione di massa”, tanto appare generica e improvvisata. In ogni caso le Officine saranno ridimensionate nel tempo, in qualunque posto si vadano a inserire . La corsa alle proposte alternative in Ticino per un nuovo insediamento delle Officine già appare una farsesca gara al primo che arriva con le carte migliori. Ma il vero oggetto sul tappeto sono i 100’000 metri di terreno edificabile da liberare nel centro della città di Bellinzona, che costituiscono la vera ragione della mossa tattica FFS/Cantone , arrivata a Bellinzona come un paradossale regalo natalizio.

3. Dunque è sul valore possibile di quel territorio ( per il complessivo investimento immobiliare possibile ) che va attirata l’ attenzione dei cittadini di Bellinzona e non solo. Stiamo parlando di almeno 200 milioni solo di terreno con una possibilità di occupazione edificatoria di almeno il 40% su una zona R4 ( o R5 ?) , che equivale ad un investimento medio possibile di almeno 560 milioni . Lasciare solo agli investimenti privati questa possibilità ( con la proposta attuale del Cantone ) , con una SA che il CdS propone di costituire ora ( come mai tanta fretta ?), significa regalare un VALORE PUBBLICO di diversi milioni alla possibilità di sfruttamento PRIVATO , sottraendoli alla Comunità.

4. Se questo è quanto ci dobbiamo attendere, perché allora non trasformare la lotta operaia per il posto di lavoro alle Officine in una più vasta rivendicazione PUBBLICA per una diversa gestione di quel valore ?
È possibile far valere la possibilità diretta della Comunità di
a) avere voce in capitolo sul tipo di edificazione da fare su quel territorio ( pianificazione urbanistica da mettere in concorso e da sottoporre al giudizio pubblico)
b) avere la possibilità concreta di partecipare alla gestione di quel territorio attraverso una società cooperativa che rappresenti gli interessi dell’intera popolazione
c) Avere la possibilità concreta di utilizzare parte degli utili immobiliari per un investimento nella socialità, e nell’aiuto sociale alla popolazione che più sta soffrendo gli effetti di una crisi sistemica in atto da noi fin dagli anni Ottanta.

Solo così si costruirà un legame stretto e permanente tra le rivendicazioni operaie alle Officine e l ‘interesse pubblico. Senza questo le lotte operaie da sole sono destinate a perdere. Invito tutti gli amici delle Officine a voler riflettere su questa prospettiva. Fin che siamo ancora in tempo.”

 

-Info sul tema “gentrification”: http://rrn.tracciabi.li/it/2017/05/16/lanciato-il-congresso-contro-lo-sviluppo-capitalista-delle-citta/

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