Guerra contro il diritto internazionale, fascismo e armi svizzere

Tema: Antifascismo/Proteste
Data: 08/04/2018
Di: RRN

Lo Stato fascista turco, sostenuto da milizie jihadiste, attacca al di fuori del suo territorio le forze curde del Rojava (Siria del nord) – in particolare le unità di difesa popolare YPG e le unità di difesa delle donne JPG – le quali dall’inizio della guerra civile hanno unito le loro forze né con la dittatura di Assad, né con i taglia-gole islamisti inizialmente esaltati in occidente come ribelli democratici. Ispirata proprio dal modello del federalismo democratico svizzero, la rivoluzione in Rojava sta costruendo un progetto progressista, femminista e multietnico nei cantoni di Afrin, Kobane e Cizîrê.

La Svizzera definisce questa invasione illegale di un altro paese secondo il diritto internazionale e la comprovata uccisione della popolazione civile, il saccheggio da parte di bande di assassini, l’esecuzione de* combattenti catturat*  come “faccenda interna turca”. La RUAG, la fabbriccante svizzera di armi (tutte le ubicazioni https://www.ruag.com/de/ueber-ruag/locations), produce e guadagna dalla guerra, visto che questa fornisce materiale bellico di vario tipo allo Stato fascista in questione. Allo stesso modo si comporta Rheinmetall (tutte le ubicazioni https://www.rheinmetall-defence.com/de/rheinmetall_defence/company/locations_worldwide/index.php).

Manifestazione non autorizzata, antifascismo e sprayate 

Alla manifestazione non autorizzata sotto il motto “Nessun entroterra tranquillo alla guerra” è stata posta l’attenzione su questi fatti. I/Le manifestanti si sono solidarizzat* con il progetto rivoluzionario in Rojava e hanno protestato contro la dittatura fascista in Turchia con i suoi Stati democratici complici. Sul tetto della pensilina in Bahnhofplatz a Berna è stato attaccato uno striscione con la scritta “Armi svizzere, soldi svizzeri, uccidono in tutto il mondo”. Una volta raggiunto un certo livello di sprayate e dopo gli orari di shopping del sabato, il corteo è stato circondato dalla polizia. La circolazione dei mezzi pubblici ê stata di conseguenza bloccata per diverse ore. All’interno dell’accerchiamento della polizia è stato fatto un fuoco e si è ballato insieme con musica curda, un artista ha tenuto un breve concerto, l’atmosfera è rimasta accesa durante le due ore e mezza successive all’accerchiamento. Dopo che i/le manifestanti sono stat* estratt* e arrestat* poco a poco – nel mirino di armi da fuoco, spray orticanti e idrante – e presi in custodia al centro di detenzione a Neufeld, i/le manifestanti sono stati trattenut* e infine interrogat* fino alle prime ore del mattino (in alcuni casi fino alle 4.30). Dopo gli interrogatori, alcun* compagn* da Zurigo sono stat* portati dalla polizia sull’ultimo treno per Zurigo senza l’emissione di fogli di via e indipendentemente dal mezzo di trasporto con cui avevano raggiunto Berna.

Poliziott* svizzer* proteggono gli jihadisti

Malgrado le vessazioni il morale nelle celle è rimasto alto: è più probabile che siano le forze dell’ordine a fare del vittimismo per il peso psicologico che hanno dovuto subire quando si trovavano armate dall’altra parte della grata de* detenut* e sono stati confrontat* con la loro complicità con il fascismo. All’esterno della stazione di polizia i/le compagn* liberat* hanno ricevuto una calda  e solidale accoglienza con cibo, bevande, coperte calde e un fuoco, un segnale importante per le persone interessate.

Il dovere di resistere 

L’umanità si trova ai tempi della fossa comune del mar Mediterraneo, campi di concentramento e schiavitù in Libia, espulsioni in paesi dove vigono guerra, povertà, terrore e dittature, campi profughi in condizioni disumane come a Idomeni e Calais, il riemergere del fascismo, le politiche autoritarie, antisociali e razziste, l’impoverimento di fasce sempre più numerose della popolazione, la distruzione indisturbata dell’ambiente e molto altro; è tempo di trarne le conseguenze e di adempiere al dovere di resistere. Nel mezzo di questo mucchio di merda – che si definisce 21° secolo – dal Rojava irradia una luce, per il Medio Oriente, come per l’Europa e il resto del mondo. Questa speranza deve essere difesa, l’indifferenza superata e la paura messa da parte.
Dagli insegnamenti dei fascismi e dai loro crimini del 20° secolo e da una prospettiva puramente umanistica, si può constatare che l’attuale modello di società è disumano e che gli Stati che, direttamente o indirettamente, prendono parte ai crimini, sono regimi che devono essere accusati, sabotati, attaccati e superati: la disobbedienza, la violazione dell’ordine pubblico – come si definiscono le accuse contro li/le antifascist* – il “tradimento della patria” sono diventate la priorità: per tutt* coloro che si battono per l’umanità, la libertà, la solidarietà e l’empatia.

(Foto: Anarchistische Gruppe Infoportal)

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