Il G20 si avvicina – qualche considerazione

Tema: Proteste
Data: 25/06/2017
Di: RRN

Mancano meno di due settimane al G20 di Amburgo. È dal fatidico G8 di Genova che non vengono annunciate delle proteste di massa simili. Durante tutta la durata del summit sono previste almeno trenta manifestazioni, di diversa natura e provenienza politica. Come, per esempio, la dimostrazione “Welcome to hell” prevista per giovedì 6 luglio. O il blocco del porto venerdì 7 e la grande manifestazione di solidarietà “Senza frontiere invece del G20” sabato 8 luglio. Nel frattempo è almeno da tre mesi che la polizia si sta organizzando in città. Definite le diverse zone di sicurezza e i punti di controllo; zona 1 (divieto assoluto di entrata) e zona 2 (divieto di manifestare), le dimostrazioni avranno luogo / partiranno al di fuori di queste zone. Annunciati anche dal ministro degli Interni i controlli alle frontiere tedesche dentro la zona Schengen. I controlli dureranno dal 12 giugno al 11 luglio. La polizia ha comunicato inoltre che per i giorni dell’evento saranno attive circa 20’000 unità compresi poliziott* in assetto anti-sommossa, abiti civili, squadre anti-terrorismo, eccetera. Secondo alcune previsioni sarebbero invece attes* circa 100’000 manifestanti nel complesso.

La scelta della città:
Amburgo ha una cultura non indifferente nell’ambito della lotta politica. Dagli spazi autogestiti a interi quartieri – come il St. Pauli – schierati contro la repressione. Con quale autorità viene blindata una città di quasi due milioni di abitanti per permettere ai potenti di passeggiare su tappeti rossi? Si può parlare di una scelta provocatoria, e se le libertà continueranno a essere compromesse – non lasciando spazio alla protesta – probabilmente alla pentola potrebbe saltare il coperchio. Nessuno ha chiesto niente ai cittadini, l’evento è stato imposto e tanti saluti. Il responsabile delle operazioni di polizia per i giorni del G20 ha persino dichiarato ai media che “è consigliato mantenersi cauti e possibilmente tra le mura di casa, non escludendo, se vi fosse la possibilità, di fare direttamente i bagagli per un po’”. Che faccia tosta. Nel quertiere “Karoline”, a due passi dalla “Messe” dove avrà effettivamente luogo il G20, è stata organizzata un’assemblea con abitanti e attivist*. È stato espresso lo scontento e il sentimento di essere presi in giro dalla politica. Non sono stati informati su questioni come per esempio “posso portare i miei figli a scuola?”, o ,”posso uscire per andare a fare la spesa?”. Oltre al danno la beffa: infatti, malgrado la richiesta di organizzare una manifestazione nel quartiere, la polizia ha rifiutato senza possibilità d’appello.

Il clima in città è palpabile, nelle ultime settimane la polizia ha effettuato esercitazioni quotidiane. Dalla gestione del traffico in situazioni d’emergenza, ai teatrini d’azione in seno all’antiterrorismo e alla violenza di massa. Un’altra occasione per testare a provare nuove armi e attrezzature di repressione? Va anche notato che dal fronte della resistenza sono arrivati dei segnali di confronto. Il 17 marzo sono stati bruciati due veicoli della polizia nei pressi dell’abitazione del sindaco di Amburgo. Il 27 marzo ad Altona è stato appiccato un incendio, questa volta ai danni di sei furgoni della polizia in un parcheggio. “Fuoco e fiamme per la polizia!” titola il relativo comunicato pubblicato su Indymedia. Il 20 giugno c’è stato un sabotaggio ai cavi delle ferrovie. La resistenza sembra dunque fin da subito non restare passiva, il G20 non verrà fatto passare in sordina.

Non solo un evento mediatico
È importante ricordare che il G20 non è solo un avvenimento/spettacolo scollegato dalle altre lotte, è bensì l’incontro tra alcune resistenze attive in diversi paesi. È sì l’occasione più simbolica per protestare contro il sistema capitalista e i sui leader, ma è anche un incontro internazionalista che offre una possibilità di scambio e di concentrare in un luogo le energie di una scena anticapitalista spesso sulla difensiva. Non è una passeggiata, i garanti del sistema basato sull’autorità, sullo sfruttamento e sulle frontiere è ben conscio di doversi cautelare. La domanda è: fino a che punto? Fin dove si spingeranno per garantire il maggior “ordine” possibile? Sul portale Indymedia è ricordata una particolare dichiarazione rilasciata dalla polizia di Amburgo e relativo sindacato nel dicembre del 2013 dopo una manifestazione: “La prossima volta vi spariamo addosso!”. Solo minacce? Di certo non si parte bene. Ricordiamoci di Genova, ricordiamoci di Carlo.

(Foto da: https://www.g20hamburg.org/)

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